Facciamo l’appello? (parte I)

[Ferruccio Parazzoli e Antonio Franchini presentavano così, nel 1991, nella collana Oscar Mondadori, il volume Italiana: Antologia dei nuovi narratori.]

Di solito, un’antologia risponde a una logica. Il curatore di un’antologia si trova davanti a una serie di scelte: di tema, di autori, di movimenti o periodi letterari da illustrare, dimostrare, o perfino da inventare.
Più ci si avvicina alla contemporaneità, più i criteri delle scelte si fanno opinabili. E diventa inevitabile l’invito implicito, sempre sollecitamente accolto dai soliti curiosi, a mettersi in caccia dei nomi che ci sono e di quelli che non ci sono.
Questo libro è un caso diverso. Qui non c’è ancora una storia, un percorso già disegnato da confermare o da ribaltare, anche se, alla lettura, ci sembra emergere un profilo, fino ad oggi frammentato, e qui sorprendentemente nitido, della nuova narrativa italiana e del suo ormai inconfondibile modo di interpretare e raccontare una realtà sempre meno reale.
Abbiamo preferito raccogliere una serie di racconti quasi tutti inediti per offrire, come è tradizione degli Oscar, a un pubblico più vasto possibile un panorama, un’idea della “giovane” narrativa italiana contemporanea. E già ci scontriamo col primo dei tre ostacoli che abbiamo dovuto affrontare.
La definizione di “giovani scrittori”, usata più o meno a partire dalla metà degli anni ottanta (ma anche prima) per raggruppare una serie di esperienze molto diverse, non è mai piaciuta ai “giovani” scrittori. E anche se le etichette prima o poi si finisce con l’accettarle, per abitudine, per rassegnazione o per noia, l’interrogativo è destinato a rimanere: ma fino a quando si è giovani?
Il secondo ostacolo è stato di natura pratica: quando si organizza un’antologia di questo genere, con materiale “fresco”, bisogna alzare il telefono, parlare con lo scrittore, cercare di convincerlo, rassicurarlo sull’uso che si farà della sua opera e dargli una data di consegna. Ora, c’è anche chi vorrebbe partecipare, ma è o sarà in viaggio, ha appena consegnato un romanzo ed è esausto, oppure non farebbe in tempo a scrivere per la data prevista.
Il terzo ostacolo ricade tutto sulle spalle dei curatori. È sicuro, in base ad un puro e semplice calcolo di probabilità, che più di un autore, che magari sta lavorando da tempo senza aver ancora pubblicato, oppure è stato già degnamente stampato e noi non ce ne siamo accorti, diventerà forse uno dei protagonisti della letteratura di questi anni senza che la presenta antologia registri il suo nome e un esempio della sua scrittura.
Miope, distrazioni, impedimenti e ignoranza minacciano da sempre il nostro lavoro, ma a dispetto di tutte le lacune, l’importante è che i libri abbiano un cuore e uno scopo, e il fine di quest’antologia è chiaro: siamo convinti che leggere i nuovi scrittori italiani significhi aiutarsi a capire meglio il nostro Paese, la nostra realtà e il nostro immaginario, ciò che noi siamo, di cosa son fatti i nostri incubi e i nostri sogni. Lo scopo sarà raggiunto se qualche lettore si sentirà invogliato a leggere altre opere degli autori qui rappresentati o a dimostrare sensibilità e attenzione verso coloro che qui non ci sono e verso chi comincerà domani.

Ferruccio Parazzoli
Antonio Franchini

[A breve, nomi e note biografiche dei “giovani” scrittori. Mirfet]
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